Alla Bob Jones: "Bush ci ha
delusi. Stavolta niente crociate per i politici"
dal nostro inviato MARIO CALABRESI
GREENVILLE (South Carolina) -
"Quattro anni fa i valori erano
la torta, oggi al massimo sono la ciliegina sulla panna", Jonathan Pait è il portavoce della
Bob Jones University, la culla dei
fondamentalisti cristiani,
la platea dove un giovane
George Bush nel 2000 celebrò
la sua alleanza con la destra religiosa, l'ateneo da cui partì la campagna di veleni che
distrusse le aspirazioni presidenziali di John McCain, il luogo simbolo
della speranza di trasformare l'America in una nazione cristiana.
Il campus è formato da palazzine
basse di mattoncini gialli in stile anni Quaranta, nessuno fuma, non si possono bere
alcolici, ascoltare musica rock, country o rap, tingersi
i capelli o portare i pantaloncini
corti. Le ragazze hanno tutte
la gonna sotto il ginocchio, meglio se arriva alle caviglie.
I 5000 studenti non possono
andare al cinema, guardare dvd sul
computer, giocare con videogames violenti
o volgari, internet è filtrato
e la luce si spegne tassativamente alle 11 ogni sera. Ma tutti sorridono e discutono ai tavolini
della caffetteria,
l'immagine dello studente con l'ipod nelle orecchie e la testa nel computer qui non va di moda.
Anzi è proibita.
Otto anni
dopo la grande mobilitazione, quattro anni dopo quello
che lo stratega di Bush Karl Rove definì "l'incendio delle pianure" con la parola d'ordine dei valori,
nessuno ha più voglia di fare crociate.
L'università non sostiene candidati, l'unico a parlare qui oggi pomeriggio è Ron Paul, personaggio
minore con idee libertarie e radicali. Per il
resto lezioni, preghiera e una sorprendente assenza di politica.
"Oggi
i fondamentalisti - spiegano - sono scettici sul ruolo
della politica,
nel 2004 Bush voleva essere rieletto e costruì una campagna
basata sui valori: il rifiuto
dei matrimoni tra persone dello
stesso sesso, dell'aborto e della ricerca sulle cellule staminali e così riuscì a creare una mobilitazione straordinaria. Oggi non se ne sente
nemmeno più parlare, sono temi
usciti dall'agenda".
Cammini nel campus e nessuno ha remore a dirlo: nella presidenza
di George Bush non è accaduto
nulla di quanto era stato promesso, la gente era stata galvanizzata dall'idea che si
potesse cambiare davvero, "ora c'è delusione: è diventato chiaro che era un gioco
di potere".
"I cambiamenti
della morale e della cultura - allarga le braccia Pait mentre
ci fa vedere
l'incredibile collezione di quadri di
ispirazione religiosa con tele di Veronese,
Guido Reni e Rubens - non verranno
dalla politica o da chi governa, meglio dedicarsi ai nostri ragazzi,
aiutarli a crescere a immagine di Cristo,
ad essere capaci di comportarsi da cristiani nella
vita di tutti i giorni".
L'agenda dei politici
e dei media è focalizzata su altri temi
e nessun sondaggio chiede più di
esprimersi sui matrimoni gay, e allora si guarda a chi sarà più capace
di aggiustare il Paese, la sua
economia, la guerra, tanto che perfino
il pastore battista Huckabee non incanta: "Inutile illudersi:
un presidente non è in grado
di trasformare l'America in una nazione cristiana".
Tanto che il nipote
Otto anni
dopo in
Anche oggi sono
tornati a circolare i veleni, ma non vengono da queste
aule: si sono convinti chi i politici "sono tutti uguali",
meglio impegnarsi per cambiare gli individui
nella società, continuare a formare migliaia di pastori
per le chiese d'America.
A dire il
vero qualcosa è cambiato anche qui, dove i neri sono
stati ammessi solo nel 1971: ora non sono più proibiti
i matrimoni tra persone di
razza diversa (si evitava così
il rischio del ritorno alla Torre
di Babele) e ovunque c'è scritto
che la Bob Jones non discrimina
sulla base della razza, del colore o della provenienza. Manca però la parola "gender",
genere, ciò significa che l'omosessualità
non è accettata. Quella proprio
no.
Nel piccolo museo di memorabilia vicino alla foto di
Reagan c'è la pubblicità che l'università faceva sulla
rivista Time nel 1967:
"Sì, siamo quadrati", diceva lo slogan,
"perché essere quadrati - conclude Jonathan Pait
- è una dote nel mondo che rincorre
affannosamente l'ultimo pettegolezzo su Britney Spears".
Fox e Cnn qui non arrivano
e nemmeno più i candidati, alla
redenzione che passa per
(18 gennaio
2008)