Primarie, sfida
all’ultimo dollaro ![]()
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Candidati pronti
a quattro settimane di "fundraising" per affrontare
la votazione contemporanea
in 22 stati
Soldi, soldi,
soldi: è questa la parola d’ordine - bipartisan come
nessun’altra - che guiderà la campagna elettorale di repubblicani
e democratici nelle prossime quattro settimane. Obiettivo, arrivare con le casse piene a ridosso del “Super
Tuesday”, il super-martedì
5 febbraio in cui si voterà per le primarie in 22 stati dell’Unione: messa da parte
la strategia degli incontri diretti con i sostenitori, saranno campagne pubblicitarie, annunci radio e
spot tv la carta da giocare per espugnare stati fondamentali come la California, lo Stato
di New York, il New Jersey
e l’Illinois. Una carta costosa: servono decine di milioni di
dollari per agire con efficacia su mercati
dell’advertising più cari d’America. Fra i primi a muoversi
per non arrivare impreparato
all’appuntamento è Barack Obama. Già forte della vittoria nell’Iowa, che gli ha garantito una raccolta fondi
da 8 milioni di dollari in soli
5 giorni, il senatore dell’Illinois lancia una nuova
sfida a breve termine: “Qualcosa di inaspettato è accaduto il giorno
successivo alle votazioni nel New Hampshire: più di 20mila persone
hanno fatto una donazione online, il miglior risultato
di sempre”, scrive Obama nell’appello
lanciato via e-mail ai suoi sostenitori, “Ora vogliamo raggiungere
un obiettivo quasi inimmaginabile:
100mila donatori entro i caucus del Nevada del 19 gennaio”.
Finora sono quasi 89mila gli elettori che
hanno raccolto
la sfida su internet, confermando che la rete si è rivelata
una delle armi vincenti di
questa campagna elettorale. Sempre sul fronte democratico,
Hillary Clinton festeggia il milione di dollari raccolto
in 24 ore dopo l’inatteso trionfo nel